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L’ODISSEA DI ENRICO E I DOCUMENTI CHE SERVIVANO PER VENDERE  CASA MA CHE NON RIUSCIVA A TROVARE.

Pubblicato da APM sopra 29 Aprile 2020
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L’ODISSEA DI ENRICO E I DOCUMENTI CHE SERVIVANO PER VENDERE  CASA MA CHE NON RIUSCIVA A TROVARE.

Ma è sempre stata così!

I  miei genitori ci hanno abitato per cinquant’ anni io ci sono cresciuto in questa casa e non ricordo che si stata fatta nessuna modifica.

Questo è quello che mi ha detto Enrico, un mio mezzo cliente (tra poco capirai perché ho scritto mezzo cliente) quando sono andato a vedere casa sua per risolvere la spiacevole situazione che gli è capitata durante la trattativa di vendita.

Iniziamo con il dire che conosco Enrico da venti anni ormai.

Abbiamo lavorato insieme prima che intraprendessi la carriera di agente immobiliare.

A quell’epoca lavoravo come venditrice in un negozio di computer ed elettronica in generale a viale Marconi.

Lui era il capo negozio ed io ero una delle commesse, che in realtà come ho scritto prima a dirla tutta ero una vera e propria venditrice (e già la vendita l’ho sempre avuta nel sangue).

Dopo esserci persi di vista per un bel po’ di tempo ci ritroviamo, come tanti, su Facebook.

Riprendiamo i contatti e un bel giorno Enrico si trova in zona da me a Centocelle e passa in agenzia a salutarmi.

Dopo una breve rimpatriata passano ancora un paio di anni, dove oltre a qualche messaggio e like su Facebook non andiamo.

Fino a che, un bel giorno mi contatta per dirmi che purtroppo aveva perso il papà da poco e insieme i fratelli avevano deciso di vendere la casa dove il papà abitava e loro erano cresciuti.

Anche se non era esattamente in zona da me, praticamente dall’altra parte di Roma, comunque vado a fargli la valutazione e conosco anche i due fratelli Francesco e Tommaso.

Vedo l’immobile e faccio la mia valutazione.

Ovviamente come il 99% delle volte, secondo tutti e tre il prezzo della mia stima è basso.

Ma non è questo il punto.

Mentre faccio il sopralluogo a casa da cima a fondo, perché stiamo parlando di un villino a schiera su due livelli, mi accorgo di un paio di cose che dai documenti non corrispondono allo stato dei luoghi.

Dopo una breve chiacchierata ci congediamo e rimaniamo di sentirci la settimana successiva per farmi sapere se avevano deciso di affidarmi l’incarico di  vendita o meno.

Passano sette giorni e non sentendo nessuno, chiamo io Enrico a questo punto.

La telefonata dall’inizio è un pò freddina, lo sento sulle sue.

Comunque dopo un paio di minuti di chiacchiere del più e del meno veniamo al dunque.

Mi dice che i fratelli non erano d’accordo ad affidare l’incarico, non a me per qualche motivo in particolare ma ad un agenzia in genere, volevano fare da soli.

Gli avevano fatto notare la mia troppa “precisione” nell’ esporre la problematica urbanistica che avevo notato nel sopralluogo.

Pare gli avessero detto che io volevo mettere i bastoni tra le ruote e trovare difetti per abbassare il prezzo di casa.

Quando in realtà era l’esatto opposto, quella difformità se non sanata avrebbe fatto perdere di valore l’immobile, non certo quello che posso dire io.

Comunque, capito che non era colpa sua lascio la presa e non insisto più di tanto.

Fatto sta, che passano 4 mesi e mi richiama Enrico.

In preda al panico ed incavolato nero con i fratelli mi racconta che avevano trovato un acquirente per casa si, ma che la trattativa si era complicata per via della difformità che la sottoscritta aveva fatto notare ai tre fratelli (guarda un po’).

Disperato mi chiede se ero in grado di dargli una mano.

Anche perché l’acquirente aveva già richiesto il doppio della caparra che aveva versato se entro un mese non avessero sistemato tutto.

Parliamo di circa € 60.000,00.

Non bruscolini direi…

Gli passo il numero di Pietro, il mio geometra di fiducia, che in più di un occasione mi risolto problematiche abbastanza ingarbugliate.

Il problema principale per risolvere la situazione era reperire il progetto iniziale per poter sanare la difformità (praticamente l’apertura di una finestra nella tromba delle scale che portava al piano superiore).

Infatti i tempi per tirare fuori un progetto dall’ufficio preposto, qui a Roma sono davvero infiniti.

Comunque Pietro, con le sue conoscenze trentennali, riesce a reperirlo.

Io, nel mentre fisso un incontro in agenzia da me con Enrico i fratelli e l’acquirente.

Per fortuna in quella sede riesco a far allungare i tempi di due mesi per il rogito finale.

Allo stesso tempo Pietro riesce a presentare la SCIA per conformità e finalmente con le carte in regola si va all’atto finale di compravendita.

Insomma una bella storia a lieto fine.

Anche se non è stata una vendita fatta da me, il solo fatto di aver risolto una situazione ingarbugliata ad ogni modo mi ha dato tante soddisfazioni, specie quando pagandomi comunque la consulenza per l’allungamento dei tempi tutti e tre i fratelli mi salutano assicurandomi di non fare più l’errore di non seguire i consigli di un professionista e prendendo un bel mazzo di miei biglietti da visita per farmi pubblicità!

Insomma come dico sempre il lavoro, specie se fatto con passione professionalità serietà e dedizione paga sempre!

E tu?

Vuoi correre il rischio di restituire la caparra all’acquirente o vuoi che la vendita di casa tua fili liscia come l’olio?

Ciao e buona vendita!

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